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michelangelo tagliente 

giornalista pubblicista 

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Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026

2025-12-17 16:23

michelangelo tagliente

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Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026

Portami il futuro

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Gibellina, città simbolo della ricostruzione attraverso l’arte dopo il terremoto del 1968, diventa la prima Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea. Un riconoscimento che guarda avanti e che affonda le radici in una ferita ancora viva, trasformata nel tempo in visione, progetto e comunità. Portami il futuro è il titolo scelto dal Comune di Gibellina  per il programma ufficiale di Gibellina – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, iniziativa promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

La direzione artistica è affidata ad Andrea Cusumano, con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Siciliana, del Comune di Gibellina, del Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao e della Fondazione Orestiadi. L’inaugurazione ufficiale è prevista per il 15 e 16 gennaio 2026, in una data fortemente simbolica: l’anniversario del sisma che cambiò per sempre il volto della Valle del Belìce.

Una capitale diversa

Qui la parola “capitale” non indica un centro di potere, ma un luogo di pratiche condivise. Portami il futuro raccoglie e rinnova l’utopia di Ludovico Corrao: fare dell’arte uno strumento di rigenerazione sociale, di memoria attiva e di costruzione collettiva. Artisti, cittadini, istituzioni e visitatori sono chiamati a partecipare a un processo aperto, più che a un semplice calendario di eventi.

Per tutto il 2026, Gibellina e il suo territorio diventeranno un laboratorio a cielo aperto, animato da mostre, residenze artistiche, performance, progetti educativi, incontri e momenti di confronto, con un’attenzione particolare al valore sociale dell’arte e al suo ruolo nella vita quotidiana.

Mostre diffuse, tra memoria e presente

Il programma espositivo si sviluppa come un sistema diffuso che coinvolge Gibellina, i comuni della Valle del Belìce e la provincia di Trapani. Le mostre non sono pensate come contenitori statici, ma come strumenti per rileggere il presente attraverso le tracce lasciate dall’arte nel territorio.

Accanto a grandi nomi dell’arte contemporanea internazionale – tra cui Mona Hatoum, William Kentridge, Shirin Neshat, Adrian Paci, Richard Long – trovano spazio collezioni private, progetti fotografici, installazioni site-specific e il ritorno di opere storiche legate alla storia culturale della città. Gli studenti di Gibellina e Salemi accompagneranno il pubblico in percorsi guidati, diventando narratori del patrimonio artistico e architettonico locale.

Residenze: costruire arte, costruire comunità

Uno dei cuori del progetto è il programma di residenze artistiche, pensato come un percorso di incontro tra artisti, giovani e abitanti. Le residenze daranno vita a opere e interventi urbani nati dal dialogo con il territorio, favorendo scambi tra comunità locali, migranti, ricercatori e artisti internazionali.

Luoghi simbolo come l’ex Chiesa di Gesù e Maria di Nanda Vigo, riaperta per l’occasione, e la Fondazione Orestiadi diventeranno spazi di sperimentazione e relazione, dove l’arte si intreccia alla vita quotidiana.

Arti performative e paesaggi condivisi

Teatro, performance, cinema e musica attraverseranno la città e il Belìce, abitandone piazze, architetture e spazi simbolici. Un programma multidisciplinare che affronta temi sociali urgenti e invita al dialogo tra culture, con la partecipazione di artisti come Regina José Galindo, Mimmo Paladino, Emilio Isgrò, accanto a festival storici come le Orestiadi e la BAM – Biennale Arcipelago Mediterraneo.

Educazione, partecipazione, futuro

Grande attenzione è riservata ai progetti educativi e partecipativi. Laboratori, attività con le scuole, percorsi intergenerazionali, podcast e momenti di formazione aperti a tutte le età trasformano Gibellina 2026 in un esercizio collettivo di cittadinanza culturale. La memoria non è celebrata, ma attivata come strumento di partecipazione e immaginazione.

Una rete di luoghi simbolo

Il progetto coinvolge alcune delle architetture e delle opere più emblematiche di Gibellina: dal Grande Cretto di Alberto Burri al Teatro di Pietro Consagra, dalla Chiesa Madre di Ludovico Quaroni alla Fondazione Orestiadi e al Baglio Di Stefano. Accanto a questi, una costellazione di spazi diffusi – rurali, paesaggistici e urbani – trasforma il territorio in un sistema culturale aperto e dinamico.

Oltre il 2026

Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea non vuole essere una parentesi celebrativa, ma un processo generativo. L’obiettivo è lasciare un’eredità culturale duratura, capace di rafforzare la comunità, rilanciare l’utopia culturale del territorio e immaginare nuovi orizzonti condivisi.

 

Sito ufficiale: www.gibellina2026.it

 

Gibellina Italian Capital of Contemporary Art 2026

Gibellina, a city that symbolises reconstruction through art after the 1968 earthquake, becomes the first Italian Capital of Contemporary Art. A recognition that looks to the future while rooting itself in a still-open wound, transformed over time into vision, project and community. Portami il futuro (Bring Me the Future) is the title chosen by the Municipality of Gibellina for the official programme of Gibellina – Italian Capital of Contemporary Art 2026, an initiative promoted by the Directorate-General for Contemporary Creativity of the Italian Ministry of Culture.

The artistic direction is entrusted to Andrea Cusumano, with the support of the Ministry of Culture, the Sicilian Region, the Municipality of Gibellina, the Ludovico Corrao Museum of Contemporary Art and the Orestiadi Foundation. The official inauguration is scheduled for 15 and 16 January 2026, on a deeply symbolic date: the anniversary of the earthquake that forever changed the face of the Belìce Valley.

A different kind of capital

Here, the word “capital” does not refer to a centre of power, but to a place of shared practices. Portami il futuro renews the utopia of Ludovico Corrao: making art a tool for social regeneration, active memory and collective construction. Artists, citizens, institutions and visitors are invited to take part in an open process, rather than a simple calendar of events.

Throughout 2026, Gibellina and its surrounding territory will become an open-air laboratory, animated by exhibitions, artistic residencies, performances, educational projects, meetings and moments of exchange, with particular attention to the social value of art and its role in everyday life.

Distributed exhibitions, between memory and the present

The exhibition programme unfolds as a widespread system involving Gibellina, the municipalities of the Belìce Valley and the province of Trapani. Exhibitions are not conceived as static containers, but as tools for rereading the present through the traces left by contemporary art across the territory.

Alongside major international contemporary artists – including Mona Hatoum, William Kentridge, Shirin Neshat, Adrian Paci and Richard Long – the programme includes private collections, photographic projects, site-specific installations and the return of historical works linked to the city’s cultural history. Students from Gibellina and Salemi will guide visitors through curated routes, becoming storytellers of the local artistic and architectural heritage.

Residencies: building art, building community

One of the project’s core elements is the artistic residency programme, conceived as a space of encounter between artists, young people and residents. The residencies will generate works and urban interventions born from dialogue with the territory, fostering exchanges between local communities, migrants, researchers and international artists.

Symbolic places such as the former Church of Gesù e Maria designed by Nanda Vigo, reopened for the occasion, and the Orestiadi Foundation will become spaces of experimentation and relationship, where art intertwines with everyday life.

Performing arts and shared landscapes

Theatre, performance, cinema and music will cross the city and the Belìce Valley, inhabiting squares, architecture and symbolic spaces. A multidisciplinary programme addressing urgent social issues and inviting dialogue between cultures, with the participation of artists such as Regina José Galindo, Mimmo Paladino and Emilio Isgrò, alongside historic festivals like the Orestiadi and BAM – Biennale Arcipelago Mediterraneo.

Education, participation, future

Special attention is given to educational and participatory projects. Workshops, school activities, intergenerational paths, podcasts and training opportunities open to all ages will transform Gibellina 2026 into a collective exercise in cultural citizenship. Memory is not celebrated, but activated as a tool for participation and imagination.

A network of symbolic places

The project involves some of Gibellina’s most emblematic architectures and artworks: from Alberto Burri’s Grande Cretto to Pietro Consagra’s Theatre, from the Mother Church by Ludovico Quaroni to the Orestiadi Foundation and Baglio Di Stefano. Alongside these, a constellation of rural, landscape and urban spaces turns the territory into an open and dynamic cultural system.

Beyond 2026

Gibellina Italian Capital of Contemporary Art is not meant to be a celebratory parenthesis, but a generative process. The goal is to leave a lasting cultural legacy, capable of strengthening the community, reviving the territory’s cultural utopia and imagining new shared horizons.

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