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michelangelo tagliente 

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Ritrovare il Natale sotto le volte di San Marco

2025-12-19 21:01

michelangelo tagliente

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Ritrovare il Natale sotto le volte di San Marco

Un Natale fatto di silenzio, di ascolto, di comunità

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Può sembrare incredibile, ma anche Venezia riesce ancora, a tratti, a ricordarsi di essere una città. Succede nelle sere d’inverno, quando l’umidità si posa sulle calli, l’albero di Natale illumina una Piazza San Marco insolitamente semivuota e il turismo di massa arretra, lasciando spazio a una Venezia più antica. Una città che torna ad avere un ritmo, un’intensità sommessa, come se riaffiorasse quell’immagine sospesa e malinconica che Enrico Maria Salerno seppe fissare con delicatezza nel 1970, nell’indimenticabile Anonimo Veneziano.

È in questo contesto raro e prezioso che si colloca il Concerto di Natale organizzato dalla Fondazione Teatro la Fenice in collaborazione con Procuratoria di San Marco e ospitato in una delle basiliche più importanti della cristianità mondiale. Non un evento mondano, per chi vuole coglierne davvero il senso, né una semplice celebrazione musicale, ma un’occasione per riconnettersi a un’idea di Natale che parla alla parte più profonda dell’ascolto e dell’interiorità, prima ancora che al rito e alla tradizione.

Quest’anno il programma guarda indietro di oltre tre secoli, riportando in vita un Vespro di Natale così come poteva risuonare a San Marco nel 1675. Protagonista è Natale Monferrato, figura centrale e per lungo tempo rimasta in ombra della grande tradizione marciana, la cui musica torna oggi a dialogare con lo spazio per cui era stata pensata: le volte dorate, i marmi, l’eco che trasforma il suono in architettura.

In un’epoca che ci spinge a consumare tutto, anche le emozioni, e in cui il Natale viene spesso vissuto come la festa del consumo per eccellenza, concedersi un’ora di ascolto della musica sacra del Seicento assume il valore di una piccola rivoluzione.

Il Vespro ricostruito da Marco Gemmani, Maestro di Cappella della Basilica di San Marco, non è un’operazione filologica fine a se stessa. È un invito a entrare in un tempo diverso, scandito da salmi, mottetti e alternanze policorali che riflettono una visione del sacro come esperienza condivisa e avvolgente.

Sotto le cupole di San Marco, il dialogo tra i cori, i contrasti improvvisi, le aperture luminose e i momenti di raccoglimento restituiscono una dimensione del Natale lontana anni luce dalla frenesia contemporanea. Un Natale fatto di silenzio, di ascolto, di comunità.

Natale Monferrato e il suono di Venezia

Natale Monferrato è stato un uomo del suo tempo e, allo stesso tempo, una figura che ha contribuito a definirlo. Cantore, sacerdote, musicista colto e pragmatico, ha attraversato le gerarchie della Cappella Ducale con pazienza e determinazione, arrivando al vertice solo dopo una lunga attesa. La sua musica, però, non conosce esitazioni.

Nei suoi Salmi brevi a due cori si riconosce lo stile policorale che ha reso San Marco un laboratorio sonoro unico in Europa: un gioco di risposte, di piani che si sovrappongono, di effetti calibrati che non sono mai puro virtuosismo ma sempre racconto. Nei mottetti, più intimi e concertanti, emerge invece il lato umano, quasi confidenziale, di una scrittura pensata per valorizzare la voce come strumento di preghiera.

Riascoltare oggi queste pagine significa riconnettersi con una Venezia che non era solo potenza commerciale, ma anche capitale spirituale e artistica, capace di fare della musica un linguaggio universale.

La Cappella Marciana: una tradizione viva

A rendere possibile questa esperienza è la Cappella Musicale della Basilica di San Marco, la più antica formazione musicale professionale ancora attiva al mondo. Non un museo sonoro, ma un organismo vivo che da sette secoli accompagna la vita liturgica della basilica senza interruzioni.

Sotto la guida di Marco Gemmani, la Cappella Marciana continua a parlare a chi nella musica sacra non cerca un’emozione immediata, ma un’esperienza più profonda, capace di restituire senso. Le esecuzioni non sono pensate per stupire, ma per coinvolgere, per creare una continuità tra passato e presente che trova nel Natale il suo momento più intenso.

Avere il privilegio di partecipare a questo concerto significa concedersi uno spazio diverso dentro le festività, una sorta di ritorno all’essenziale. In un tempo che ci chiede costantemente di disconnetterci da noi stessi, la musica di Monferrato, sotto le volte di San Marco, ci ricorda che il Natale nasce proprio lì: nella capacità di fermarsi, di condividere e di lasciarsi attraversare da qualcosa di più grande, da una spiritualità di cui dovremmo riappropriarci, ed è forse proprio questo il lusso più autentico che possiamo concederci oggi.

 

Rediscovering Christmas beneath the vaults of St Mark’s

It may seem incredible, but Venice can still, at times, remember that it is a city. This happens on winter evenings, when the damp settles over the calli, the Christmas tree lights up an unusually quiet St Mark’s Square, and mass tourism recedes, making room for a more ancient Venice. A city that regains its rhythm, a subdued intensity, as if that suspended, melancholic image captured so delicately by Enrico Maria Salerno in 1970, in the unforgettable Anonimo Veneziano, were resurfacing.

It is within this rare and precious atmosphere that the Christmas Concert organised by the Fondazione Teatro La Fenice, in collaboration with the Procuratoria di San Marco, takes place, hosted in one of the most important basilicas of world Christianity. Not a social event, for those who wish to grasp its true meaning, nor a simple musical celebration, but an opportunity to reconnect with an idea of Christmas that speaks to the deepest dimension of listening and inner life, even before ritual and tradition.

This year’s programme looks back more than three centuries, bringing to life a Christmas Vespers as it might have been heard at St Mark’s in 1675. At its heart is Natale Monferrato, a central yet long-overlooked figure in the great Marcian tradition, whose music today returns to dialogue with the space for which it was conceived: gilded vaults, marble surfaces, and an echo that turns sound into architecture.

In an age that urges us to consume everything, even emotions, and in which Christmas is often experienced as the ultimate consumer holiday, granting oneself an hour of listening to seventeenth-century sacred music takes on the value of a small, silent revolution.

The Vespers reconstructed by Marco Gemmani, Maestro di Cappella of St Mark’s Basilica, is not a purely philological exercise. It is an invitation to enter a different sense of time, shaped by psalms, motets and polychoral alternations that reflect a vision of the sacred as a shared, enveloping experience.

Beneath the domes of St Mark’s, the dialogue between the choirs, sudden contrasts, luminous openings and moments of recollection restore a vision of Christmas light-years away from contemporary frenzy. A Christmas made of silence, listening and community.

Natale Monferrato and the sound of Venice

Natale Monferrato was both a man of his time and a figure who helped to define it. Singer, priest, cultivated yet pragmatic musician, he patiently worked his way through the ranks of the Ducal Chapel, reaching its summit only after a long wait. His music, however, shows no hesitation.

In his Salmi brevi for double choir, we recognise the polychoral style that made St Mark’s a unique sonic laboratory in Europe: a play of responses, overlapping planes and carefully calibrated effects that are never mere virtuosity, but always narrative. In the more intimate, concertato motets, a human, almost confidential dimension emerges, with writing designed to enhance the voice as an instrument of prayer.

Listening to these pages today means reconnecting with a Venice that was not only a commercial power, but also a spiritual and artistic capital, capable of making music a universal language.

The Cappella Marciana: a living tradition

Making this experience possible is the Musical Chapel of St Mark’s Basilica, the oldest professional musical ensemble still active in the world. Not a sonic museum, but a living organism that for seven centuries has accompanied the liturgical life of the basilica without interruption.

Under the direction of Marco Gemmani, the Cappella Marciana continues to speak to those who, in sacred music, are not seeking immediate emotion, but a deeper experience capable of restoring meaning. These performances are not designed to astonish, but to involve, creating a continuity between past and present that finds its most intense expression at Christmas.

Having the privilege of attending this concert means granting oneself a different space within the festive season, a kind of return to what is essential. In a time that constantly asks us to disconnect from ourselves, Monferrato’s music, beneath the vaults of St Mark’s, reminds us that Christmas is born precisely there: in the ability to pause, to share, and to allow ourselves to be touched by something greater, a spirituality we should reclaim, beyond any specific creed. Perhaps this is the most authentic luxury we can allow ourselves today.

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