
“Chiedi chi erano i Beatles”, cantavano gli Stadio, riprendendo il testo di una poesia di Roberto Roversi messa in musica da Gaetano Curreri.
Facile fare questo giochino con quegli “alieni” dei Beatles. Ma, alla stessa maniera, non è affatto irriverente chiedersi chi era e chi è Mauro Pagani.
La risposta è semplice: Mauro Pagani non è solo un musicista, è una parte della memoria sonora italiana.
Pagani non è stato semplicemente parte della Premiata Forneria Marconi.
È stato il flauto, il violino, la voce laterale che ha portato nella PFM un respiro diverso, quasi nomade.
Ma soprattutto è stato il compagno di un viaggio unico e irripetibile: quello con Fabrizio De André.
Con lui ha scritto le musiche di Crêuza de mä, uno dei vertici assoluti della musica mondiale, non solo italiana. Un disco totalmente fuori dalle logiche di mercato, che ha inventato un linguaggio o, meglio, ha usato la lingua genovese come idioma d’inclusione, capace di accogliere le lingue dei commercianti del mondo, trasformandole in viaggio sonoro.
E poi Le Nuvole, altro capolavoro fuori asse, feroce e poetico, lontanissimo da qualsiasi logica di consumo.
Oggi Mauro Pagani, splendido ottantenne, ha deciso di ripartire.
Firma un nuovo contratto con BMG e annuncia Tutto è già qui, il suo nuovo album di inediti, in uscita il 16 ottobre. Un titolo che è una dichiarazione esistenziale prima ancora che artistica: tutto è già qui, ma bisogna saperlo vedere e, soprattutto, saperlo ascoltare.
È il suo sesto album in studio, il primo dopo tredici anni di silenzio discografico. Il disco sarà pubblicato esclusivamente in formato fisico , CD e vinile colorato in edizione limitata e numerata, come a ribadire che la musica, per Pagani, resta un oggetto fisico: da toccare, da abitare, non solo da consumare.
Tre dei nuovi brani fanno già parte del film Andando dove non so. Mauro Pagani, una vita da fuggiasco, diretto da Cristiana Mainardi, che racconta proprio questa tensione continua tra radici e fuga, tra appartenenza e necessità di sconfinare.
Pagani non ha mai smesso di cercare.
Né quando ha fondato le Officine Meccaniche a Milano, laboratorio e casa per un’intera scena musicale.
Né quando ha firmato colonne sonore, diretto eventi, prodotto artisti diversissimi tra loro.
Né quando ha attraversato il cinema, la scrittura, l’autobiografia.
Forse i più giovani non conoscono il suo nome, ma chi vuole può cercare, trovare e meravigliarsi, perché i capolavori non passano: sedimentano e si depositano.
E oggi, con Tutto è già qui, Mauro Pagani ci ricorda che ciò che conta davvero non è essere nuovi, ma restare necessari.
E lui, a ottant’anni, lo è ancora.
Ask who Mauro Pagani is
“Ask who the Beatles were,” sang Stadio, quoting a poem by Roberto Roversi set to music by Gaetano Curreri.
It is easy to play this game with those “aliens” called the Beatles. But in the same way, it is not irreverent at all to ask who Mauro Pagani was – and who he still is.
The answer is simple: Mauro Pagani is not just a musician, he is part of Italy’s sonic memory.
Pagani was not simply a member of Premiata Forneria Marconi.
He was the flute, the violin, the lateral voice that brought a different, almost nomadic breath into PFM.
But above all, he was the companion of a unique and unrepeatable journey: the one with Fabrizio De André.
Together they wrote the music for Crêuza de mä, one of the absolute peaks of world music, not only Italian. A record totally outside market logic, which invented a language – or rather used the Genoese dialect as an inclusive idiom, capable of welcoming the languages of the world’s merchants and turning them into a sonic journey.
And then Le Nuvole, another off-axis masterpiece, fierce and poetic, far from any logic of consumption.
Today Mauro Pagani, a magnificent eighty-year-old, has decided to start again.
He signs a new deal with BMG and announces Everything Is Already Here (Tutto è già qui), his new album of unreleased songs, due out on October 16. A title that feels like an existential statement even before being an artistic one: everything is already here, but we must learn to see it – and above all, to listen to it.
It is his sixth studio album, the first after thirteen years of discographic silence. The record will be released exclusively in physical format – CD and colored vinyl in a limited, numbered edition – as if to reaffirm that, for Pagani, music is still a physical object: something to touch, to inhabit, not just to consume.
Three of the new songs already appear in the film Andando dove non so. Mauro Pagani, una vita da fuggiasco, directed by Cristiana Mainardi, which tells precisely this tension between roots and escape, between belonging and the need to cross borders.
Pagani has never stopped searching.
Not when he founded Officine Meccaniche in Milan, a laboratory and home for an entire musical scene.
Not when he signed film scores, directed major events, and produced artists of the most diverse backgrounds.
Not when he crossed into cinema, writing, and autobiography.
Perhaps younger generations do not know his name, but those who wish can search, find, and be amazed, because masterpieces do not pass: they settle, they remain.
And today, with Everything Is Already Here, Mauro Pagani reminds us that what truly matters is not being new, but remaining necessary.
And at eighty, he still is.
ph. Chiara Mirelli
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