
Non sono molte le parole delle canzoni pop italiane capaci di scavalcare il tempo e diventare linguaggio comune, frasi che si infilano nella vita quotidiana come se fossero sempre esistite.
“Lo scopriremo solo vivendo” resta forse l’esempio più alto di questa magia.
Ma negli anni Novanta altre parole sono rimaste impresse nella memoria collettiva, soprattutto di chi si è trovato a fare i conti con la fine di un amore e si sentiva dire: “Noi resteremo sempre buoni amici”.
A quella frase, quasi automaticamente, rispondeva la mente con altre parole, molto più sincere e dolorose:
“Ma quali buoni amici maledetti, io un amico lo perdono, mentre a te ti amo.”
Era La mia storia tra le dita, una delle più grandi canzoni pop italiane di sempre, contenuta in Destinazione Paradiso, album d’esordio di Gianluca Grignani uscito trentun anni fa e recentemente tornato in una nuova edizione.
Dentro Destinazione Paradiso c’era più di una canzone destinata a diventare una hit di grande successo. Oltre a La mia storia tra le dita c’erano Falco a metà, Primo treno per Marte, la title track: canzoni che raccontavano già una tensione irrisolta, una scrittura inquieta, uno sguardo che non stava del tutto comodo dentro i confini del pop italiano dell’epoca.
Eppure, l’industria discografica, come spesso accade, aveva scelto una lettura rassicurante: Grignani come volto pulito, bello per le ragazzine, idolo trasversale, addomesticabile. Un prodotto. È proprio lì che qualcosa inizia a incrinarsi.
Perché Grignani, con il coraggio e l’incoscienza della gioventù, ma anche con la consapevolezza feroce del proprio talento, decide di sabotare quell’immagine nel modo più radicale possibile. Nel 1996 pubblica La fabbrica di plastica, uno dei dischi più divisivi e sottovalutati della musica italiana.
Un album nervoso, elettrico, sbilenco, visionario.
Un disco che guarda più ai Beatles del White Album, ai Radiohead di The Bends, a una certa idea di rock internazionale, che non al panorama musicale italiano di metà anni Novanta.
La fabbrica di plastica è una dichiarazione di autonomia portata fino al limite dell’autosabotaggio: un’opera che rifiuta le regole del mercato, della promozione e trancia con un colpo netto l’immagine del Grignani belloccio, sicuramente bravo ma tutto sommato accomodante.
Il risultato, all’epoca, è un fallimento commerciale se confrontato con il successo travolgente di Destinazione Paradiso. Il pubblico non è pronto, le radio nemmeno, l’industria meno che mai.
Eppure, col tempo, quel disco si prende una rivincita silenziosa: diventa un capolavoro derelitto, amato e studiato, riconosciuto come uno dei tentativi più audaci di scardinare il pop dall’interno, di uscire dalla catena di montaggio, di rifiutare la fabbrica.
Dopo La fabbrica di plastica, Grignani tornerà in parte sui suoi passi con Campi di Popcorn, come se quella rivoluzione avesse chiesto un prezzo troppo alto. Forse anche per questo il suo talento, enorme e indiscutibile, non verrà più espresso con la stessa radicalità.
O forse il rock’n’roll è davvero questo: un giorno la visione, il giorno dopo la fatica di sostenerla.
Da quei residui mai del tutto pacificati, oggi Gianluca Grignani ha scelto di ripartire.
Nel 2026 tornerà a calcare le scene live con il tour “Live Verde Smeraldo – Residui di Rock’n’Roll”, in due date simboliche:
25 maggio 2026 all’Alcatraz di Milano e
27 maggio 2026 all’Atlantico di Roma.
L’intento è quello di riappropriarsi di quell’energia, di quella tensione irregolare, di quella parte più scomoda e autentica della sua storia artistica. Sul palco porterà per la prima volta dal vivo i brani del nuovo album di inediti di prossima uscita, accanto ai pezzi che hanno segnato trent’anni di carriera: da La mia storia tra le dita a Destinazione Paradiso, da La fabbrica di plastica a Quando ti manca il fiato, da Falco a metà a Cammina nel sole.
Ad accoglierlo saranno due dei club più importanti d’Italia, spazi che permettono una prossimità fisica e simbolica tra artista e pubblico, come se questo ritorno avesse bisogno non di palchi distanti, ma di corpi vicini, di sguardi, di sudore e imperfezione, in una parola: puro rock’n’roll.
I live sono prodotti e organizzati da Trident Music, la stessa agenzia che nel 1996 accompagnò gli esordi di Grignani curando il suo primo tour, Fabbrica di plastica tour. A trent’anni di distanza, questo ritorno assume il valore di un cerchio che si chiude e si riapre per ricordarci che, in fondo, il rock’n’roll non è mai stato una promessa di salvezza ma “solo” un modo per restare fedeli a ciò che ci ha feriti e fatto sentire vivi.
Gianluca Grignani and the remains of rock’n’roll
There are not many lines in Italian pop music capable of leaping over time and becoming part of everyday language, phrases that slip into our lives as if they had always existed.
“We’ll only find out by living” is perhaps the highest example of this kind of magic.
But in the 1990s another line stayed engraved in the collective memory, especially of those who had to face an ending and were told: “We will always remain good friends.”
To that sentence, almost automatically, the mind replied with other words, far more honest and painful:
“What good friends, damn it — I can forgive a friend, but you… I love you.”
It was La mia storia tra le dita, one of the greatest Italian pop songs of all time, included in Destinazione Paradiso, Gianluca Grignani’s debut album released thirty-one years ago and recently reissued in a new edition.
Inside Destinazione Paradiso there was much more than a hit destined to become collective heritage. There were Falco a metà, Primo treno per Marte, the title track: songs that already revealed an unresolved tension, a restless writing style, a gaze that did not fully belong within the boundaries of Italian pop at the time.
Yet the record industry, as often happens, chose a reassuring narrative: Grignani as a clean-cut face, a heartthrob for teenage girls, a cross-generational idol, easy to tame. A product.
That is exactly where something begins to crack.
Because Grignani, with the courage and recklessness of youth, but also with a fierce awareness of his own talent, decides to sabotage that image in the most radical way possible. In 1996 he releases La fabbrica di plastica, one of the most divisive and underrated albums in Italian music.
A nervous, electric, crooked, visionary record.
An album that looks more to the Beatles’ White Album, to Radiohead’s The Bends, to a certain idea of international rock, than to the Italian musical landscape of the mid-1990s.
La fabbrica di plastica is a declaration of autonomy taken to the edge of self-sabotage: a work that refuses the rules of the market and promotion and cuts away, with a single stroke, the image of Grignani as a handsome, undoubtedly talented but ultimately accommodating figure.
At the time, the result is a clear commercial failure compared to the overwhelming success of Destinazione Paradiso. The audience is not ready, radio is not either, and the industry least of all.
And yet, over time, that record takes its silent revenge: it becomes a derelict masterpiece, loved and studied, recognized as one of the boldest attempts to dismantle pop from within, to step out of the assembly line, to refuse the factory.
After La fabbrica di plastica, Grignani will partially step back with Campi di Popcorn, as if that revolution had demanded too high a price. Perhaps for this reason, his enormous and unquestionable talent will never again be expressed with the same radical force.
Or perhaps rock’n’roll is really this: one day the vision, the next the struggle to sustain it.
From those residues never fully pacified, today Gianluca Grignani has chosen to start again.
In 2026 he will return to the stage with the tour “Live Verde Smeraldo – Residui di Rock’n’Roll”, in two symbolic dates:
May 25, 2026 at Alcatraz in Milan and
May 27, 2026 at Atlantico in Rome.
It will not simply be a celebration, nor a nostalgia operation.
The intent is to reclaim that energy, that irregular tension, that most uncomfortable and authentic part of his artistic history. On stage he will perform for the first time the songs from his upcoming album of unreleased material, alongside the tracks that have marked thirty years of career: from La mia storia tra le dita to Destinazione Paradiso, from La fabbrica di plastica to Quando ti manca il fiato, from Falco a metà to Cammina nel sole.
Hosting him will be two of Italy’s most important clubs, spaces that allow a physical and symbolic closeness between artist and audience, as if this return required not distant stages, but bodies close together, glances, sweat and imperfection — in one word: pure rock’n’roll.
The shows are produced and organized by Trident Music, the same agency that in 1996 accompanied Grignani’s debut by curating his first tour, the Fabbrica di plastica tour. Thirty years later, this return takes on the value of a circle that closes and reopens, reminding us that, in the end, rock’n’roll has never been a promise of salvation, but only a way to remain faithful to what has wounded us and made us alive.
ph. SteBrovettoPh
