
Nel 1989, un giovane Davide Toffolo, molto prima di diventare l'iconico frontman dei Tre Allegri Ragazzi Morti, era il leader dei Futuritmi e prestava la voce a "Dieci minuti di limbo", un brano prezioso che avrebbe meritato miglior fortuna, come del resto tutto il gruppo. In quel pezzo, Davide Toffolo cantava una verità brutale: "Ed io non canto solo per dare fiato alla mia bocca, canto perché brucia, perché fa male, perché mi tocca". Questa urgenza creativa, questa necessità di trasformare il dolore e la vita in materia sonora, l’ho ritrovata con un’eco potente in "Come stai", la seconda traccia di Disincanto, il nuovo capitolo discografico di Madame. Qui, l'artista vicentina sembra riprendere quel medesimo filo conduttore, mettendo subito in chiaro che la sua musica non è un mero esercizio di intrattenimento, ma qualcosa che brucia e che, inevitabilmente, tocca chi ascolta grazie anche al lavoro di produzione, raffinato e stratificato, curata da Bias e Lester Nowhere.
Ascoltando le quattordici tracce che compongono l'album, la sensazione di trovarsi di fronte a un semplice prodotto di consumo, ai quali il mercato discografico ci ha tristemente abituato, svanisce istantaneamente. Emerge invece il coraggio raro di esporsi con un lavoro così denso, capace di scavare in corde tanto intime che, se non fossero sostenute da una verità disarmante, rischierebbero di scivolare nel patetico. Al contrario, il disco colpisce come un pugno nello stomaco. Madame usa la parola con una maestria tale da renderla quasi tattile, arrivando paradossalmente a stimolare persino il senso del gusto. Una profondità di scrittura che, nel panorama italiano, evoca i grandi nomi del cantautorato storico, confermando Madame come una delle voci più autorevoli e necessaria del ventunesimo secolo.
Il concetto stesso di disincanto, che dà il titolo all'opera e apre le danze con un manifesto nato tra le mura di un riad nella Medina, non va confuso con la disillusione. Si tratta di un'accettazione consapevole della complessità, dove le riflessioni filosofiche suggerite da Lorenzo Brosio diventano scheletro di una rinascita autentica. Madame si libera dai simulacri del successo per ricostruire una realtà personale, frammentando le certezze per lasciare spazio al dubbio. Questa libertà si riflette nello splendido dialogo con Marracash in "Volevo capire", una conversazione speculare tra due generazioni che si interrogano su chi resti davvero una volta spogliati degli status symbol e della fama.
Il viaggio prosegue toccando la difficoltà di dire no in "Ok", un brano dalle venature trap che fotografa la trappola dell'accondiscendenza, per poi sfociare in quel gioiello assoluto che è "No Pressure". In questo brano l’incertezza si trasforma in un movimento emotivo continuo, un legame irrisolto tra desiderio e distanza che brilla per eleganza compositiva. L’artista non ha paura di sporcarsi le mani con la materia più grezza della psiche: se "Bestia" dà voce a un conflitto interiore viscerale e quasi fisico, "Allucinazioni" usa la metafora della percezione distorta per spronare a un cambiamento necessario, liberandosi da schemi tossici che ritroviamo anche nella lucida presa di coscienza de "La persona peggiore del mondo", cronaca di una relazione manipolatoria.
Eppure, Madame possiede la rara dote di saper alternare il peso specifico del dolore a momenti di estrema vitalità stilistica. Le atmosfere luminose di "Invidiosa", che osserva con ironia la presunta semplicità dell'essere maschi, convivono perfettamente con la provocazione di "Puttana svizzera". In questa posse track, Madame mette a confronto personalità distinte come Nerissima Serpe, Papa V e il debuttante 6occia, creando un corto circuito tra strada e introspezione. La critica al sistema si fa poi tagliente in "Mai più", uno sfogo contro l'opportunismo dell'industria, mentre la ballata "Non mi tradire" riporta tutto su un piano di fragilità assoluta, dove l’amore convive con il terrore dell’abbandono.
Verso la chiusura, l'album si spoglia di ogni difesa. Se "Rosso come il fango" affronta con una maturità disarmante il senso di colpa legato al privilegio e alla scalata sociale, la traccia finale "Grazie" chiude il cerchio in modo magistrale. In questo monologo terapeutico rivolto alla propria psicologa, Madame oscilla tra il caos e il controllo, la solitudine e la scoperta di sé. È la conclusione perfetta di un lavoro denso e profondo nel quale Madame ha avuto il coraggio di guardare in faccia l’abisso e di raccontarlo, ricordandoci che solo chi accetta di rompersi può finalmente dirsi libero.
Madame ha annunciato il Madame Tour Estate 2026, che vedrà la cantautrice protagonista sui palchi dei principali festival italiani. Oggi, inoltre, annuncia la data zero, il 30 giugno al Ma la Notte Sì! Festival - Area Verde a Capannori (LU), i biglietti per la data zero sono disponibili dalle 14.30 su ticketone.it e nei punti vendita abituali. Prodotto e organizzato da Friends & Partners e Vivo Concerti in collaborazione con Big Picture Management e Sugar Music, il tour toccherà alcuni dei più importanti festival italiani. Madame sarà il 3 luglio al Rugby Sound Festival di Legnano (MI), proseguirà il 6 luglio al Flowers Festival a Collegno (TO), il 9 luglio al Live in Genova Festival a Genova, il 12 luglio all’Anima Festival a Cervere (CN), il 14 luglio a Bergamo, al NXT Festival, il 27 luglio al Villafranca Festival 2026 a Villafranca (VR), il 29 luglio all’Udine Vola 2026 a Udine, il 3 agosto allo Zoo Music Fest a Pescara, il 9 agosto all’Arena della Regina a Cattolica (RN), l’11 agosto al Villa Bertelli Live a Forte dei Marmi (LU), il 12 agosto al Castiglioncello Festival a Castiglioncello (LI), il 18 agosto ad Alghero (SS), in occasione dell’Alguer Summer Festival, il 23 agosto all’Arena Bianca a Ostuni (BR), il 25 agosto al Fossato del Castello a Barletta (BT), il 2 settembre al Vicenza in Festival a Vicenza, il 4 settembre al Trento Live Fest di Trento, l’11 settembre al Dream Pop Fest di Palermo e, infine, il 13 settembre al Festival Taormina Arte di Taormina (ME).
Madame, “Disincanto”: the courage to walk through the abyss
In 1989, a young Davide Toffolo—long before becoming the iconic frontman of Tre Allegri Ragazzi Morti—was leading Futuritmi and lending his voice to “Dieci minuti di limbo”, a precious track that deserved far greater recognition, much like the band itself. In that song, Toffolo delivered a brutal truth: “I don’t sing just to give breath to my mouth, I sing because it burns, because it hurts, because it touches me.”
This creative urgency—the need to transform pain and life into sound—returns with striking resonance in “Come stai”, the second track of Disincanto, the new album by Madame. Here, the Vicenza-born artist picks up that same thread, making it immediately clear that her music is not mere entertainment, but something that burns—and inevitably reaches the listener—also thanks to the refined and layered production crafted by Bias and Lester Nowhere.
Listening to the album’s fourteen tracks, any sense of encountering a disposable product—the kind the music industry has sadly accustomed us to—instantly fades away. Instead, what emerges is the rare courage to expose oneself through such a dense work, capable of digging into deeply intimate chords that, without a disarming sense of truth, could easily slip into the pathetic. Quite the opposite: the record hits like a punch to the stomach. Madame wields language with such mastery that it becomes almost tactile, paradoxically even evoking the sense of taste. This depth of writing recalls the great names of Italian songwriting tradition, confirming Madame as one of the most authoritative—and necessary—voices of the 21st century.
The very concept of disenchantment, which gives the album its title and opens it like a manifesto born within the walls of a riad in the Medina, should not be mistaken for disillusionment. It is, rather, a conscious acceptance of complexity, where the philosophical reflections suggested by Lorenzo Brosio become the framework for an authentic rebirth. Madame sheds the simulacra of success to rebuild a personal reality, fragmenting certainties to make room for doubt. This sense of freedom resonates in the compelling dialogue with Marracash in “Volevo capire”, a mirrored conversation between two generations questioning what remains once stripped of status symbols and fame.
The journey continues by exploring the difficulty of saying no in “Ok”, a track with trap undertones that captures the trap of compliance, before flowing into the absolute gem “No Pressure”. Here, uncertainty turns into a continuous emotional motion, an unresolved bond between desire and distance that shines through its compositional elegance. Madame is unafraid to get her hands dirty with the rawest material of the psyche: if “Bestia” gives voice to a visceral, almost physical inner conflict, “Allucinazioni” uses the metaphor of distorted perception to urge necessary change, breaking free from toxic patterns—also echoed in the sharp awareness of “La persona peggiore del mondo”, a chronicle of a manipulative relationship.
And yet, Madame possesses the rare ability to balance the weight of pain with moments of striking stylistic vitality. The luminous atmospheres of “Invidiosa”, which ironically observe the supposed simplicity of being male, coexist perfectly with the provocation of “Puttana svizzera”. In this posse track, Madame brings together distinct personalities such as Nerissima Serpe, Papa V, and newcomer 6occia, creating a short circuit between street energy and introspection. The critique of the system becomes sharper in “Mai più”, an outburst against industry opportunism, while the ballad “Non mi tradire” brings everything back to a space of absolute fragility, where love coexists with the fear of abandonment.
Towards the end, the album strips away all defenses. If “Rosso come il fango” confronts, with disarming maturity, the sense of guilt tied to privilege and social ascent, the final track “Grazie” closes the circle masterfully. In this therapeutic monologue addressed to her psychologist, Madame oscillates between chaos and control, solitude and self-discovery. It is the perfect conclusion to a dense and profound work in which Madame has had the courage to face the abyss—and to tell its story—reminding us that only those who accept breaking apart can finally be free.
Ph Andrea Bianchera
