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michelangelo tagliente 

giornalista pubblicista 

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Luca Carboni a Villa Manin

2026-07-12 16:22

michelangelo tagliente

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Luca Carboni a Villa Manin

il ritorno che sa di rinascita, non di nostalgia

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Il 10 luglio il cortile d'onore di Villa Manin, a Codroipo, ha ospitato la seconda tappa del tour estivo RIO ARI O' di Luca Carboni. Dopo i concerti di Milano, Bologna e Roma che, tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026, avevano segnato il suo ritorno sul palco, il cantautore bolognese è ripartito con una vera tournée estiva, ritrovando una dimensione che gli mancava da diversi anni. Un passaggio importante, che arriva al termine di un lungo percorso di cura e rappresenta, prima ancora che un nuovo tour, il piacere di tornare a fare musica davanti al proprio pubblico.

Fin dalle prime canzoni è apparso chiaro che Carboni non aveva intenzione di costruire una serata all'insegna della nostalgia. Sul palco è arrivato con la naturalezza di chi ha ritrovato il piacere di cantare e di condividere le proprie canzoni con il pubblico. L'emozione era evidente, ma mai ostentata, e il pubblico lo ha accompagnato con un affetto sincero dall'inizio alla fine.

La scelta di aprire il concerto con Primavera non è stata casuale. Carboni ha raccontato che, durante la malattia, si era fatto una promessa: se un giorno fosse tornato a cantare dal vivo, avrebbe ricominciato proprio da quella canzone. Non solo perché il titolo richiama naturalmente l'idea di una rinascita, ma anche per il messaggio racchiuso nel testo, che invita a vivere il presente, ad accontentarsi del "pane quotidiano" e a non smettere mai di sperare. Un inizio delicato ma carico di significato, accolto dal pubblico con un silenzio attento prima del lungo applauso che ha accompagnato le prime note del concerto.

Lo spettacolo è stato arricchito dalle proiezioni dei disegni e dei dipinti realizzati dal cantautore nel corso di quarant'anni. Un elemento visivo che ha accompagnato le canzoni senza rubare loro la scena, contribuendo a raccontare anche il lato più personale dell'artista.

La scaletta ha attraversato tutta la sua carriera senza affidarsi soltanto ai grandi successi.

Accanto ai brani più conosciuti hanno trovato spazio canzoni degli esordi come Fragole buone buone e Caro Gesù, insieme a pezzi come Inno Nazionale e La mia città, che ancora oggi conservano una sorprendente attualità. Ne è uscito il ritratto di un autore che, in oltre quarant'anni di carriera, ha sempre seguito un percorso personale, senza inseguire mode o facili compromessi.

Nelle prime canzoni la voce ha lasciato intuire un po' di prudenza, quasi il naturale bisogno di ritrovare pienamente il palco e le sue dinamiche. Con il passare dei brani, però, Carboni ha acquistato sicurezza, lasciandosi andare con sempre maggiore naturalezza. Il set acustico con Gli autobus di notte, Farfallina e Silvia lo sai è diventato così uno dei momenti più coinvolgenti della serata, grazie a interpretazioni essenziali e sincere, capaci di creare un dialogo diretto con il pubblico. Più che la perfezione tecnica, a colpire è stata la verità con cui quelle canzoni sono tornate a vivere.

Determinante anche il lavoro della band, compatta e sempre al servizio delle canzoni. Antonello D'Urso, direttore musicale e chitarrista, insieme ad Antonello Giorgi alla batteria, Mauro Patelli e Gabriele Miceli alle chitarre, Ignazio Orlando al basso, Fulvio Ferrari al pianoforte e Fabrizio Luca alle percussioni hanno costruito un suono ricco ma mai invadente, sostenendo Carboni con equilibrio in ogni momento del concerto.

L'unico appunto che mi concedo è del tutto soggettivo. Da estimatore di lunga data di Luca Carboni avrei ascoltato con piacere anche Persone silenziose e ...te che non so chi sei, due brani tratti da Persone silenziose, l'album pubblicato nel 1989 che considero uno dei vertici della sua produzione. Dopo il successo straordinario del disco precedente, Carboni avrebbe potuto scegliere una strada più facile. Preferì invece allontanarsi dalle logiche della popstar e realizzare un lavoro più raccolto, acustico e introspettivo. Riascoltare almeno uno di quei brani nel tour di oggi avrebbe creato un ponte ideale tra il Carboni di allora e quello che, con la stessa discrezione, è tornato sul palco dopo gli anni più difficili. È, naturalmente, una considerazione del tutto personale.

Il finale con Ci vuole un fisico bestiale ha assunto inevitabilmente un significato diverso rispetto al passato. Oggi quel brano sembra raccontare, quasi senza bisogno di spiegazioni, anche il percorso personale dell'artista e il valore del ritorno sul palco.

Dopo oltre due ore di musica, Villa Manin ha salutato un Luca Carboni ritrovato. Un cantautore che continua a raccontarsi con la stessa sensibilità di sempre, portando sul palco qualche segno in più e, forse, anche una consapevolezza nuova. È proprio questa sincerità, più che qualsiasi effetto speciale, ad aver reso memorabile la serata friulana.

 

Luca Carboni at Villa Manin: a comeback that feels like rebirth, not nostalgia

On July 10, the Courtyard of Villa Manin in Codroipo hosted the second date of Luca Carboni's RIO ARI O' summer tour. Following the concerts in Milan, Bologna and Rome, which between late 2025 and early 2026 marked his return to the stage, the Bolognese singer-songwriter has embarked on a proper summer tour, rediscovering a dimension he had been away from for several years. It is an important new chapter, coming after a long period of treatment and representing, above all, the joy of making music in front of a live audience once again.

From the very first songs, it was clear that Carboni had no intention of building the evening around nostalgia. He stepped onto the stage with the natural ease of someone who had rediscovered the pleasure of singing and sharing his music with the audience. The emotion was evident but never overstated, and the crowd responded with genuine affection from beginning to end.

Opening the concert with Primavera was no coincidence. Carboni has explained that, during the difficult period that kept him away from the stage, he made himself a promise: if he ever returned to performing live, this would be the song he would start with. Not only because its title evokes the idea of rebirth, but also because its lyrics encourage us to embrace the present, appreciate life's simple essentials and never lose hope. It was a gentle yet deeply meaningful opening, welcomed by an attentive silence before the audience broke into a long, heartfelt applause.

The show was enhanced by projections of Carboni's own drawings and paintings created over the past forty years. These visual elements complemented the music without overshadowing it, offering a glimpse into the artist's more personal creative world.

The setlist covered the breadth of his career without relying solely on the obvious greatest hits. Alongside well-known songs, Carboni included early tracks such as Fragole buone buone and Caro Gesù, as well as later songs like Inno Nazionale and La mia città, whose themes remain strikingly relevant today. The result was the portrait of a songwriter who, throughout more than four decades, has always followed his own artistic path rather than chasing trends or easy success.

During the opening part of the concert, his voice hinted at a certain caution, as though he were naturally settling back into the rhythm of live performance. As the evening unfolded, however, his confidence steadily grew. The acoustic set featuring Gli autobus di notte, Farfallina and Silvia lo sai became one of the most engaging moments of the night, thanks to understated yet deeply heartfelt performances that created an intimate connection with the audience. More than flawless technique, it was the honesty of those interpretations that left a lasting impression.

The band's contribution was equally important. Musical director and guitarist Antonello D'Urso, together with drummer Antonello Giorgi, guitarists Mauro Patelli and Gabriele Miceli, bassist Ignazio Orlando, pianist Fulvio Ferrari and percussionist Fabrizio Luca crafted a rich yet never overpowering sound, supporting Carboni with sensitivity throughout the performance.

The only observation I allow myself is an entirely personal one. As someone who has admired Luca Carboni's music for many years, I would have loved to hear Persone silenziose and ...te che non so chi sei, two songs from the 1989 album Persone silenziose, which I consider one of the finest works of his career. After the extraordinary success of his previous album, Carboni could easily have chosen a safer path. Instead, he stepped away from the expectations of pop stardom to create a quieter, more acoustic and introspective record. Hearing at least one of those songs on this tour would have created a meaningful bridge between the Carboni of that era and the artist who has now returned to the stage with the same understated authenticity. It is, of course, nothing more than a personal reflection.

The finale, with Ci vuole un fisico bestiale, inevitably carried a different meaning than it once did. Today, the song seems to speak not only about life itself but also about the artist's own journey and the significance of returning to the stage.

After more than two hours of music, Villa Manin bid farewell to a Luca Carboni who has truly found his way back. A singer-songwriter who continues to tell his stories with the same sensitivity as ever, bringing to the stage a few more scars and, perhaps, a deeper awareness. More than any visual effect or grand production, it was this sincerity that made the evening in Friuli so memorable.